L'onda lunga dell'evoluzione - Gli opposti destini di Darwin e FitzRoy
Peter Nichols |
Erano entrambi giovani – FitzRoy aveva ventisei anni, Darwin ventidue – con il mondo e una nave a loro disposizione. Si incontrarono e apprezzarono reciprocamente la possibilità di divenire compagni di una grande avventura. Ma FitzRoy aveva l’esperienza, la preparazione e la sicurezza di un uomo più maturo ed era il comandante, un’autorità assoluta.
Il Capitano accentuò le difficoltà del viaggio: il pericolo, le tempeste, i picchi di freddo o di calura, il rischio di malattia, l’alimentazione monotona, descrivendole forse nella loro forma peggiore. Inoltre, disse a Darwin, era possibile che il viaggio non si risolvesse in una circumnavigazione. Il suo compito primario era completare i rilievi in Sudamerica e il tempo impiegato a questo scopo avrebbe potuto impedir loro di proseguire la navigazione attorno al globo. Tratteggiò un quadro il meno attraente possibile.
Mentre parlavano, si valutavano a vicenda. Tutti e due si comportarono nel migliore dei modi e, dopo aver conversato un po’ ed essersi rilassati, a entrambi piacque quel che vedevano nell’altro. Come tutti i marinai, FitzRoy avrà certo raccontato a Darwin qualche aneddoto del suo precedente viaggio sul Beagle, di Capo Horn e delle sue condizioni atmosferiche, dei tentativi di ricognizione in simili circostanze. Senza dubbio gli parlò dei fuegini e dei tre esemplari “progrediti” che avrebbe riportato in Terra del Fuoco. Tutto questo, la vera essenza dell’avventura, può soltanto aver stimolato il desiderio di Darwin. Era molto colpito dai modi di FitzRoy, dalla sua schiettezza, dalla sua autorità dall’intelligenza e, più di tutto forse, dalla sua competenza scientifica, un campo in cui allora il capitano era assai più informato del giovane diplomato a Cambridge.
Dal canto suo, FitzRoy era affascinato da Darwin, dal suo entusiasmo e dalla sua profonda cultura. E, cosa più importante, scorgeva in lui il tipo di compagno che cercava. Aveva di fronte un giovane che conosceva armi e cavalli, che per tutta la vita aveva cenato in compagnia di filosofi e gentiluomini, un uomo illuminato che probabilmente si sarebbe rivelato un commensale affabile e intelligente con cui condividere la tavola durante gli innumerevoli giorni di viaggio.

