Infonautica


Premere ALT+0 per passare alla home page. Premere ALT+1 per passare alla presentazione della società. Premere ALT+2 per passare ai contatti. Premere ALT+3 per passare al catalogo. Premere ALT+4 per passare a novità e anteprime. Premere ALT+5 per passare agli autori. Premere ALT+6 per passare a infonautica Premere ALT+7 per passare all'area press. Premere ALT+8 per passare agli aggiornamenti. Premere ALT+8 per passare a come ordinare.

Trenta frustate per Jack Nastyface



Libro2.gifJack.gifIl Libro
Jack Nastyface, ovvero il marinaio per antonomasia (Jack), ma in più amareggiato, scorbutico, considerato pigro e impostore, in altri termini un ribelle (Nastyface). Il libro racconta la vita quotidiana, disperata e crudele per molti versi, dei marinai a bordo delle navi inglesi tra il 1805 e il 1811, dalle battaglie cui parteciparono, alla durezza con cui venivano trattati. Testimone di tutto ciò è questo fantomatico Jack Nastyface, che altri non è se non l’autore stesso. Dunque, più di un racconto, ma una cronaca fedele di fatti e atteggiamenti che resero in quegli anni la Royal Navy padrona dei mari. Perché, al di là della durezza della vita marinara e delle critiche a certi ufficiali, non viene mai meno in Jack/William l’orgoglio di aver fatto parte della flotta inglese.
Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1836, fece scandalo, vuoi perché a raccontare le nobili gesta della Marina britannica era un semplice Jack, vuoi perché, come era negli intenti dell’autore, venivano portati a conoscenza del grande pubblico i metodi durissimi con cui gli ufficiali governavano una nave. Nell’ultima parte, l’autore descrive le punizioni; di fronte alla brutalità non deve stupire che molti disertassero, rischiando la vita se ripresi: non a caso davano false generalità al momento dell’arruolamento, il più delle volte forzato. Jack scelse liberamente, ma appena a bordo della nave caserma si accorse di dover “dire addio alla sua libertà di parola e di azione”. Completano e arricchiscono il racconto illustrazioni che restituiscono in chiave moderna l’iconografia del tempo.


Virgolette.gifIl brano
Qualsiasi cosa si possa dire di questa celebrata terra di libertà, ogni volta che un giovane si affida a una nave caserma della marina militare per trovarvi rifugio e ospitalità, da quel momento deve dire addio alla sua libertà di parola e di azione; potrà pensare, ma dovrà confinare i propri pensieri in una delle stive della sua mente senza manifestarli mai a voce alta facendoli sfuggire dal boccaporto. Quando salii a bordo di una nave caserma per la prima volta, cominciai a pentirmi del passo avventato che avevo compiuto, inutilmente però, poiché sottomettermi agli eventi che il fato mi riservava era l'unica alternativa e compresi subito che protestare o fare rimostranze si sarebbe rivelato una follia. Dopo esser stato visitato dal dottore ed essere stato dichiarato idoneo alla navigazione, mi fu ordinato di scendere nella stiva dove rimasi tutta la notte (quella del 9 maggio 1805) con i miei compagni di sventura e i topi che scorrazzavano su di noi a frotte. Nel rilasciarci ci dissero di salire sulla nave ausiliaria dell'ammiraglio che ci avrebbe condotto alla Nore. Una volta a bordo fummo chiamati per nome; eravamo circa duecento, compreso un gruppo di Lord Mayor's Men, una denominazione che si riferisce a coloro che si arruolano per sottrarsi al pubblico scandalo e che vengono inviati a bordo dai magistrati cittadini che così li puniscono per essersela spassata per una notte. Triste è la sorte di questi poveretti che si ritrovano a essere oggetto di scherno da parte dei marinai più vecchi e navigati, i quali si divertono a tagliare le falde dei loro soprabiti, a molestarli e a deriderli. Sulla nave ausiliaria ci fu ordinato di scendere nella stiva che fu chiusa da una grata; un plotone di marines (1) fu messo a guardia del boccaporto, con i moschetti carichi e le baionette inastate, come se fossimo criminali incalliti o condannati alla pena capitale. Trascorremmo così la giornata e la notte seguente ammassati gli uni sugli altri, poiché non c’era abbastanza spazio per sedersi o stare in piedi; ci trovavamo in condizioni pietose, poiché molti soffrivano il mal di mare, alcuni avevano conati di vomito, altri fumavano, mentre tanti, sopraffatti dai miasmi, erano svenuti per mancanza d'aria. All’alba, appena gli ufficiali in coperta si resero conto che stavamo soccombendo per il fetore, fu dato l’ordine di rimuovere i portelli dei boccaporti e la luce rivelò uno spettacolo miserando, perché eravamo quasi tutti luridi e infestati dai parassiti. A questo punto avevamo raggiunto la Nore. Ci fu comandato di salire tutti in coperta per trasbordare sulle lance delle navi caserma che avevano accostato alla nostra; una volta giunti a destinazione ci furono consegnati vestiti e coperte, il prezzo dei quali sarebbe stato detratto dalla nostra paga dal commissario di bordo, e a tempo debito fummo ripartiti tra le varie navi dove rimanemmo in attesa di un ordine per l'arrivo di altri uomini e ragazzi per completare gli effettivi di ogni vascello. Devo dire di aver notato come su queste navi vigesse il sistema, decisamente poco piacevole, di taglieggiare gli uccelli di passo come noi eravamo soprannominati, che venivano regolarmente depredati; si potrebbe forse definirlo divertimento irriverente, ma credo fosse soprattutto segno di cattiveria nei nostri confronti. Alcuni di noi persero le scarpe in pieno giorno, ad altri fu rubata la coperta mentre nottetempo dormivano sul ponte. Questi oggetti sparivano, anzi si volatilizzavano come per magia. Scoprii in seguito che i nostri averi ci erano stati sottratti con ami da pesca e filo armeggiati con grande destrezza e profittando del buio che avvolgeva i ponti della nave, rendendo impossibile smascherare i ladri.


autore3.gifL'Autore
Le scarse notizie sulla vita di William Robinson le racconta lui stesso: era figlio di un calzolaio e giovanissimo si arruolò volontario nella Marina Militare britannica. Pentitosi immediatamente della scelta, forse dettata dal desiderio d’avventura proprio di ogni adolescente, partecipò alla storica battaglia di Trfalgar e ad altri importanti scontri delle guerre Napoleoniche.
Inorridito dalla crudeltà degli ufficiali e dai metodi utilizzati per mantenere la disciplina, probabilmente decise di disertare e solo dopo molti anni decise di scrivere e pubblicare sotto l’ironico nome di Jack Nastyface le sue memorie di guerra.

Logo_Bucanieri.gifpage.gifScaricaalcunepagine Scarica alcune pagine

(C) 2007 - Effemme Edizioni